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Due questioni riguardanti l'Iran
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albertbac

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italy
MessaggioInviato: 08 Giu 2011 13:09:05    Oggetto:  Due questioni riguardanti l'Iran
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Riprendo dal bel sito di Eurasia (
), un interessantissimo articolo, a firma Simone Santini, originariamente apparso sul sito Clarissa (
): un articolo da accludere allo specifico dossier dedicato in primo luogo alla “roba”, quindi all’opacità dell’autolesionismo elettivamente affine alla politica. Ancora mi ricordo un vecchio programma su Telepadania, dove un pimpante Umberto Bossi (correva l’anno 2000), intervistato dal redivivo Gigi Moncalvo (a proposito, che fine ha fatto il vecchio e inossidabile Gigi?), offriva allo sparuto pubblico, che ne seguiva l’elucubrare, la sua personale interpretazione dell’operazione Mani pulite del 1992: per giudicare questi fenomeni bisogna sempre, disse l’Umberto, “seguire il filo della ‘roba’”. Tutti avranno capito che significa “roba”. Ebbene, in Iran sembra che le cose non stiano diversamente.
Leggere il testo di Simone Santini è particolarmente istruttivo, giacché ci dimostra come gli affari della politica e dell’economia celino tutti un fondo di interesse privato che si deve necessariamente occultare sotto un manto di buone intenzioni e pie trepidazioni. Siccome la vicenda narrata da Santini è germinata in uno stato molto distante dagli standard culturali e politici del blocco occidentale, la notizia è ancor più degna di essere menzionata e sviscerata: anche i puri ayatollah custodi dell’ortodossia religiosa islamica sciita usano marchi d’infamia, come quello dell’accusa di “stregoneria” [horafat], per regolare conti con i nemici politici. È come se anche in Iran e nel mondo islamico si avesse la percezione che la vita dello stato, la sua stessa azione, debba rimanere pura e intoccata dal complesso degli interessi privati, e sia quindi passaggio ineludibile la messinscena, da ciascuno orchestrata con i mezzi che ha a disposizione.
In merito al contenuto dell’articolo, si evidenzia l'altro corno della vicenda: l’impasse in cui è caduto Ahmadinejad: che è un politico intelligente, astuto e buon manovratore, e non è per caso che l’infezione delle rivoluzioni colorate pagate dalla Cia abbia sfiorato il suo paese, senza sfondare (come sta purtroppo accadendo in Siria). In una congiuntura così difficile, l’ala religiosa e conservatrice del suo partito dovrebbe tirare i remi in barca e sostenere il capo riconosciuto contro i nemici esterni, che sono di quelli da far tremare le vene dei polsi, Israele in primo luogo: ma i preti che fanno politica, purtroppo, sembrano smarrire il lume della ragione, acquisendo in concambio, però, l’acume di calcolo di un bottegaio.
I rapporti tra politica e religione hanno occupato per secoli la mente dei pensatori politici: ma ci sono momenti nei quali, col Faust goethiano, dobbiamo ripetere che “in principio era l’Azione”. Altro è la filosofia della politica, altro la politica. In politica, nelle strette dei momenti di crisi non si può perdere tempo a pensare, bisogna agire punto e basta. Probabilmente, quello di Ahmadinejad (rispolverare le profezie sul Mahdi per incrinare l’autorità dei custodi dell’ortodossia islamica con a capo Ali Khamenei) è stato un errore, se è vero che alienarsi il favore della casta sacerdotale in un tornante del genere è autolesionistico; ma c’è un genere di errori che, alle volte, è impossibile non commettere, e sono gli errori ai quali si è spinti dall’inerzia delle cose: cioè da quella interazione oggettiva che ha forma di rete in cui spessissimo si dissolvono le buone intenzioni della volontà individuale. Appare chiaro, allora, che l’elemento religioso dovrebbe, sì, recitare un ruolo politico, ma un ruolo, per così dire, indiretto: più culturale che operativo, rivolto al quadro delle operazioni interne. Ma le urgenze politiche dell’Iran nel quadro internazionale le dovrebbe condurre la concezione movimentista di Ahmadinejad: e che ne sarà di tutto ciò se il mandarinato islamico non esita a delegittimarlo in patria?
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MessaggioInviato: 08 Giu 2011 13:09:05    Oggetto: Adv






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